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Succede a Roma: WAVE MARKET e PAPER.
Due nuovi appuntamenti da seguire e far crescere.

Dietro i cambiamenti  ci sono le idee e le strategie ma soprattutto le persone. In un quadro generale in cui parole come rinnovamento e supporto alle energie creative sembrano essere un ossimoro, la vocazione passionale di singoli individui con il relativo traino e coinvolgimento di sparuti eserciti di volontari e “credenti” trasformano la presa d’atto in stupore. Perché a Roma, in questo momento, il cambiamento vero dello status quo avviene spesso attraverso atti e gesti di alcuni coraggiosi e impavidi piccoli imprenditori idealisti.

Perciò abbiamo deciso di parlare con due di loro in un dialogo corale, quasi per capitalizzare l’effetto farfalla dei loro interventi indipendenti sul territorio: Alin Costache di Wave Market e Salvatore Solko di Paper. In entrambi i casi si tratta di eventi con alcuni mesi di vita alle spalle ma con una precisa identità e visione, seppur in fieri.

Vogliamo giocare con il nome della città e farlo diventare un acronimo di queste iniziative dal basso?

R come risposta/resistenza/resilienza allo stato delle cose.

O come Ostia, la scelta di Wave Market di presidiare un luogo magnifico come un serra e di valorizzare il proprio territorio di origine.

M come market/mix di espositori, prodotti indipendenti, stili di vita, laboratori per bambini, offerte culturali e gastronomiche.

A come artigianato/atmosfera/attitudine.

 

PAPER è una piccola fiera-mercato dedicata a illustratori, graphic designer, creativi ed editori indipendenti. Una festa in onore di stampe d’arte, poster e pubblicazioni cartacee indipendenti tra cui libri d’artista, cataloghi, progetti di graphic design, magazine specializzati e zine di ogni tipo.

Paper ha l’obiettivo di consacrare l’egemonia della carta stampata sui formati liquidi dell’era contemporanea. “L’evoluzione digitale continua il suo inarrestabile corso, ma questo processo sembra dare ancora maggiore importanza alla carta, pare le riconosca un ruolo di forza. La carta si vede, si guarda, si osserva. Ma si odora anche. E si tocca. Noi sollecitiamo proprio il pubblico a farlo” afferma Salvatore.

L’edizione 0 si è tenuta il 19 novembre presso Städlin, in zona Ostiense. La prossima edizione è prevista per il 20 dicembre, dalle 16.00 alle 23.00, presso Romeo Chef&Baker, a Testaccio.

 

 

WAVE MARKET è un festival dell’artigianato e della creatività, che si propone di promuovere la cultura del crafting. “Valorizzare l’handmade non significa solo esaltare le tecniche e descrivere i materiali che portano a realizzare qualcosa che abbia la caratteristica dell’unicità partendo da un prodotto grezzo. Il nostro tratto distintivo è la volontà di raccontare le storie che sono dietro il prodotto finale” dichiara Alin con un entusiasmo davvero percepibile “Che si tratti di un oggetto, di una canzone o di qualcosa  di legato al cibo, la sorgente è sempre un’idea portata avanti con determinazione e passione. Sono questi gli elementi e i valori che secondo noi  fanno la differenza in un contesto complicato come quello attuale. Attraverso questa filosofia, vogliamo affermare il fatto che  è ancora possibile diventare imprenditori di se stessi, anche se giovani e magari inesperti”.

La prossima edizione di Wave è prevista per i giorni 16 e 17 dicembre, presso Serra Madre – Azienda Agricola, Via di Macchia Palocco, 320.

La prima domanda è inerente alla vostra percezione della comunità creativa romana.
SS: Roma è di fatto una metropoli e in aggiunta è estremamente caotica, per cui è inevitabile ci sia una forte presenza di creatività a tutti i livelli. Questa presenza non è molto strutturata ma piuttosto immessa in un circuito a sistema entropico. Negli anni noto che il sottobosco di talenti creativi diventa sempre più folto e spero che progetti come Paper possano aiutare a far luce su di loro.
AC: Wave Market è nato per creare connessioni. Abbiamo scelto di realizzare un festival dell’artigianato e della creatività per garantire il massimo livello di aggregazione fisica. Partiamo dall’idea che qui c’è tanto, ci sono tanti artisti, ci sono molte persone con la voglia di fare. C’è ad esempio Daniele, un semplice ragazzo che ama creare con il legno, che si sveglia all’alba e lavora tutto il giorno, ma che non ha mai fatto prima vedere le sue opere a nessuno. La comunità locale è presente, forse non troppo attenta a ciò che si trova attorno; ma quando scopre che ci sono altri progetti con gli stessi valori, risponde in maniera forte.
Qual è l’ambizione del progetto, guardando più in là?
SS: L’intento vuole essere quello di riuscire a diventare una fiera-mercato che possa crescere nel tempo, senza per forza raggiungere livelli macro, e che possa diventare un punto di riferimento del settore. Cercando di far credere ancora nel forte valore materico della carta.
AC: Creare lavoro. L’impatto che ha questo progetto sulle persone è bellissimo: ogni giorno scopriamo di aver innescato collaborazioni. Per questo l’ambizione più grande è quella di raddoppiare la programmazione, portando Wave Market anche nel centro di Roma, con la stessa programmazione mensile.
Qual è la mancanza strutturale che sentite più evidente nel panorama culturale e produttivo romano, ma anche italiano?
SS: Questa è una domanda difficile. Penso che forse più che di mancanze strutturali sarebbero da fare prima riflessioni sulle mancanze culturali. E ancora prima sulle mancanze politiche.
AC: Per noi parlare di connessioni è come recitare un mantra. Bisogna parlare del bello, bisogna parlare di chi crea, perché tutti siamo sempre alla ricerca di collaborazioni. Noi, ad esempio, da quando abbiamo scoperto Paper, parliamo del progetto ad ogni persona appassionata di editoria indipendente e illustrazione. Diamo sempre per scontato il fatto di conoscerci,  perché abitiamo vicini,  frequentiamo gli stessi posti o facciamo le stesse cose: in verità non ci conosciamo abbastanza e siamo in tanti con la potenziale voglia di fare.
Il modello di business: qual è il punto di vista nel medio/lungo periodo?
SS:Un modello di business vero e proprio non esiste. L’idea nasce dalla passione e dall’esperienza legata alla mia attività di blogging e quindi dalla necessità di impegnarsi in progetti che aiutino a divulgare e promuovere una certa tipologia di creatività. Qualora ci dovessero essere sviluppi di sostenibilità economica per l’impegno svolto vorrà dire che abbiamo fatto goal! O come si suol dire in certi ambienti, sarà diventato un progetto “win-win”.
AC: Il progetto al momento sta diventando economicamente sostenibile, ci manca poco e nel medio periodo raggiungeremo la totale sostenibilità e la possibilità di investire maggiormente.
Avete dei modelli di riferimento a cui guardate?
SS: Dopo anni di partecipazione e fruizione del Crack di Forte Prenestino, che è stato un importante punto di partenza e fondamentale esperienza legata al mondo delle autoproduzioni, ho sentito la necessità di un progetto/manifestazione più ristretta, in cui l’obiettivo fosse quello di dare spazio e visibilità ad un numero limitato di realtà, evidenziandole meglio. Un processo che stiamo cercando di ottimizzare sia attraverso una open call che attraverso un selezione ad invito. Diciamo che in concomitanza con questa mia personale riflessione e necessità, a Bologna è nato il Fruit che in qualche modo è diventato un po’ il mio modello di riferimento. L’ambizione sarebbe quella, appunto, di diventare per Roma quello che è il Fruit per Bologna.
AC: I modelli sono molti, in genere guardiamo con grande attenzione ciò che fanno gli altri. Ci ispiriamo a All Those , festival dell’artigianato a Barcellona, al Renegade Craft Fair, ma anche a Nufactory, agenzia di comunicazione di Roma.