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Davide Bart Salvemini
Eye trip

“La realtà non esiste, ma è solo la soluzione della formula le cui incognite sono le nostre percezioni” – questo il punto di partenza di David Bart Salvemini, il protagonista del nostro ventesimo pattern. “Tra queste – prosegue – c’è la vista, la più importante a mio avviso, la cui sensibilità e imprecisione ci pone sempre su diversi piani visivi”.

DBS è mezzo pugliese e mezzo romagnolo: un gigante avventuriero che trova nel disegno il mezzo per evadere dalla realtà. Dopo un diploma in Elettronica e 5 mesi di Criminologia decide di cambiare destino laureandosi prima all’Accademia di Bologna e infine all’I.S.I.A. di Urbino, in Illustrazione e grafica. Ama la psiche, i viaggi e i viaggi della psiche (ma lo avrete probabilmente già intuito).

Questo pattern nasce mentre l’autore sta lavorando a tre clip musicali e alla sua prima Graphic Novel, che uscirà nel 2018 per Eris.

“I colori, i volti, gli oggetti e le intersezioni degli uni con gli altri, donano al cervello input infiniti con cui creare mondi mentali personali. E così nasce questo pattern il cui aspetto psichedelico invita il fruitore ad aprire le proprie porte della percezione e attraversare, come in un viaggio introspettivo, l’infinito sentiero delle possibili realtà”.

Gli abbiamo anche chiesto di condividere con noi quelle che sono “le sue fisse” in termini creativi. “La mia ricerca, alcune volte in modo più sottile altre in forma più marcata, si focalizza nel dare nuovi punti di vista sulla realtà. Quest’ultima non è unica e inscindibile. Ognuno pone filtri sul vedere (dovuti alle proprie esperienze di vita), e con questi conferisce a se stesso una propria realtà. Quello che cerco di fare è dare il mio punto di vista su ciò che vedo, sulla natura, sulle persone e  sulle relazioni antropologiche e sentimentali. Perchè la realtà spesso può essere noiosa e alienante, ma basta cambiare il punto di vista di qualche millimetro per poter vedere le cose completamente diverse”.

Per quanto concerne invece il tema della sua produzione ravennate più recente, Davide ci dice: “Nasco soprattutto come illustratore per manifesti visto che il mio lavoro consiste nella collaborazione continuativa con i locali Hanabi, Bronson e con Fargo (gruppi musicali e festival). Da qui ho iniziato a preparare poster anche per altri locali e ultimamente per spazi commerciali come l’Hamburgheria. Le collaborazioni in questa direzione ora riguardano anche altre città italiane come Milano, Bologna e Venezia, tra le altre. E’ un formato/prodotto che amo profondamente, perché in una sola illustrazione devi attrarre il pubblico distratto attraverso l’uso dei colori, del lettering accattivante e delle immagini d’impatto e che raccontino, attraverso le suggestioni, il locale o il festival a cui mi riferisco. E’ un concetto che mi ha sempre attirato, dopo aver studiato il lavoro di Toulouse Lautrec. Sono immagini che nascono con delle deadline brevissime e vivono e muoiono in un tempo ugualmente breve; questa dimensione di caducità mi affascina.

 

 

Alla domanda su cosa trovi veramente interessante in questo momento sulla scena mondiale, risponde: “Sono una persona molto curiosa e soffermarmi su una sola cosa alla volta è per me quanto mai difficile. Quello che più mi affascina in questo momento è tutto ciò che potrei definire come New Sci-Fi. Un neologismo (almeno credo) che cercherò di definire meglio. Da sempre i film di fantascienza, o la fantascienza in generale, ha fatto sognare mondi e futuri possibili (spesso distopici) con tecnologie talmente assurde da rendere grandissima la distanza temporale tra noi e il soggetto narrato, quasi impossibile da raggiungere. Ora invece tutto ciò è diventato credibile e contemporaneo, al punto tale che la natura è la nuova fantascienza. Le navi spaziali. le comunicazioni interplanetarie, i gadget per gli esploratori sono diventate cose vicine a noi, che utilizziamo nella vita di tutti i giorni. Invece, con la crescita esponenziale delle ricerche scientifiche, ci stiamo accorgendo sempre più che è la natura ad avere codici e modus operandi assurdi, talmente complicati da rendere la ricerca e la comprensione di quest’ultimi, la vera fantascienza. E’ quasi più semplice relazionare le funzioni del nostro corpo con quelle di un computer/robot/programma piuttosto che con quelle della natura”.

 

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