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Giulia Conoscenti
Fiori di tarassaco

“Fiori di tarassaco tratta il tema della migrazione e della perdita di identità di coloro che abbandonano il proprio paese: un problema oggi comune, considerato il fatto che molti giovani sono migranti, spesso non hanno una dimora fissa oppure vivono in un posto che sentono estraneo. Un viaggio, più interiore che fisico, di ragazzi che, metaforicamente, fanno tornare in mente quelle sfere di batuffoli bianchi che volano in primavera e in estate” ci racconta con molta partecipazione Giulia Conoscenti.

La stessa metafora che ha anche utilizzato per realizzare un magnifico video di animazione, dal quale il pattern a noi dedicato prende spunto, rappresentando alcuni elementi chiave del racconto visivo. Un lavoro che ha alla base una solida ricerca concettuale, un ricco montaggio e 4000 frame realizzati con strumenti vari (acrilici, ecoline, chine, pantoni, pennarelli ed evidenziatori, anche mescolati tra loro) e che segnano, a dispetto del tema e quasi per evitare una ricaduta retorica, il trionfo di colori saturi e brillanti.

 

“I Fiori di tarassaco sbocciano in primavera da una pianta che cresce ovunque, anche in condizioni sfavorevoli e senza alcuna cura, tenace e caparbia; al pari dei migranti che affrontano viaggi drammatici, disposti a tutto pur di sopravvivere alla guerra, alle persecuzioni, alla miseria.

Dal fiore giallo dorato nasce un frutto secco che, maturando, si trasforma in una sfera di steli piumosi alle cui estremità si trovano i semi. Il soffione si lascia, così, trasportare dal vento staccandosi dal talamo, per raggiungere nuovi campi dove germogliare, lontano dalla pianta madre”.

“Come i fiori di tarassaco, pure i giovani migranti non hanno consapevolezza della partenza, non hanno deciso liberamente di separarsi dalla loro terra per intraprendere un viaggio pericoloso, in balia dei venti, senza alcuna possibilità di mutare direzione o invertire la rotta.

Infine, in analogia al senso etimologico del tarassaco (dal greco tarakè “scompiglio” e àkos “rimedio”), anche i giovani migranti, giunti in un paese straniero, soffrono di un caos interiore, di uno smarrimento identitario al quale vogliono trovare una cura per riscoprire se stessi e vivere, da individui rinnovati, nelle nuove comunità”.

Giulia nasce a Palermo nel 1991. Da subito scopre che le piace costruire oggetti: dai ponti per le formiche passa a sedie e lampadari e si laurea alla triennale di Disegno Industriale. Quello che ama davvero, però, è disegnare. Senza numeri, squadre e compasso si sente più felice e si trasferisce ad Urbino per studiare Illustrazione all’ISIA.

In continua lotta contro la noia, si tuffa sempre in progetti nuovi: tra gli ultimi, l’irriverente e fresco Pelo Magazine, autoproduzione con cadenza semestrale, interamente realizzato da un collettivo di giovani illustratori provenienti da tutta Italia.

“Sono una delle fondatrici della rivista, che è nata a Urbino nel 2016” – ci racconta Giulia – “Il progetto, partito in sordina, è diventato man mano più ambizioso e coinvolge attualmente una cinquantina di persone, tra scrittori e illustratori. Io, oltre a disegnare e scrivere i testi delle mie illustrazioni, mi occupo della gestione dei social e della partecipazione ai festival, insieme ad altre due bravissime illustratrici. Il nostro obiettivo è affrontare ogni tipo di argomento, anche difficile, in modo sempre molto ironico e leggero, ma mai banale. Sono bandite lacrime e retorica, vogliamo divertirci e far divertire i nostri lettori.

Stiamo aumentando la tiratura, da 300 a 1000 copie;  ci sono nuovi progetti che stiamo valutando: uno di questi è la Conato Press di cui sentirete presto parlare”.

In questo momento vive a Bologna, ha una libreria piena di libri, un camino e un giardino dove disegna tantissimo. “L’unica cosa che mi manca è una bici!”, puntualizza,

Le chiediamo un parere sulle città italiane: “Bologna è una città molto attiva e viva, stimolante per il lavoro dell’illustratore. Macerata, pur essendo piccola e non comodissima da raggiungere, ospita uno dei festival più interessanti in Italia, il Ratatà. Roma con il Crack è un altro scenario importantissimo per le autoproduzioni italiane. Più che le città, però, mi affascinano la persone che le abitano e si impegnano a portare avanti progetti che funzionino e che siano in continua crescita”.

E, considerato l’impegno profuso nel video, è quasi d’obbligo una chiusura relativa a influenze e maestri: “Per quanto riguarda l’animazione non posso che citare Gianluigi Toccafondo. Mi ha insegnato tutto quello che so, è una persona di grande spessore, umano e professionale. Mi ha fatto capire l’importanza e la forza di un movimento, del colore e della matericità.

Nel campo dell’illustrazione, invece amo particolrmente Gusti Rosemffet, un illustratore argentino, dotato di una sensibilità fuori dal comune, dal quale ho appreso che si può parlare, scrivere e disegnare di qualsiasi argomento senza avere paura. Questo è stato un incontro per me veramente importante e che ha cambiato il mio approccio con il lavoro”.

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