result
Adriano Attus

“Neometrie” si pone come prosecuzione ideale del lavoro di ricerca iniziato con “Numerage: la verità nascosta” e “Numerage #wearenotnumbers”.

Allora la forma attraverso i numeri diventava dapprima mezzo per esprimere la tensione alta della ragione contro il falso, quindi stimolo per leggere l’inscindibile relazione tra scienza e fede. Adesso il numero non è più manifesto: Attus indaga il rapporto eterno tra l’unità dell’essere e la molteplicità fenomenica.

In Neometrie le singole tessere formate da elementi geometrici di base si ricompongono in innumerevoli permutazioni compositive. La complessa struttura di ogni tavola nasce come stimolo dalla primigenia intuizione unitaria della realtà. Un invito a guardare la parte per vedere l’insieme. Cercare il particolare e arrivare al generale. Seguire l’idea e toccare l’apparenza.

Capire l’Uno diventare Tutto. 

Nato a Sanremo nel 1971, Attus vive e lavora a Milano.

Direttore Creativo del Sole 24 Ore, vanta una ventennale esperienza come grafico e art director per le principali testate italiane.

Poliedrico e multimediale, ha illustrato e realizzato copertine per i periodici How To Spend It, Domenica, Moda24, Plus24, Panorama, Il Mondo, La Vita Nòva. Ha collaborato con Eni, Enel, Bmw, Bloomberg, Arcidiocesi di Milano ed è ora docente di Comunicazione visiva e trattamento grafico dell’informazione al Master di Giornalismo IULM e consulente in Infografica presso MiMaster, Milano.
Muove i primi passi nel mondo dell’arte nel 2013, dopo un lungo lavoro di studio e ricerca sul rapporto tra i dati, le notizie e la relativa rappresentazione. Dal 2014 è rappresentato dalla galleria L’Affiche di Milano. La prima mostra personale, “Numerage, la verità nascosta”, curata da Mathia Pagani, si è tenuta alla Galleria L’Affiche il 29 maggio 2015. Da novembre 2015 a gennaio 2016 ha esposto il progetto “Numerage #wearenotnumbers” al Mudec Art Wall presso il Mudec, Museo delle Culture, di Milano. La prima esposizione “Neometrie”, con l’artista italo-olandese Alfred Drago Rens, è stata curata da Modello Unico – Studio LombardDCA a Milano a settembre 2016.

Una certa serialità nel proporre le sue idee fanno parte del personaggio Attus: a cominciare dal progetto fotografico “Il salto”, per raccontare il quale riportiamo l’intervista uscita su “Topolino”, a firma Federico Taddia (5/1/2016, grazie).

 

Come è nata l’idea del salto?

Tutto è iniziato una dozzina di anni fa, in Botswana. Eravamo in un posto dal nome impronunciabile: il Makgadikgadi Pan. È un enorme lago salato asciutto, un deserto bianco e piatto, dove la linea dell’orizzonte che separa la terra dal cielo sembra disegnata con una matita. Rapito dalla bellezza della Natura, mi è venuto spontaneo iniziare a saltare e correre come un bambino. Mia moglie Luisa ha preso la macchina fotografica e ha iniziato a scattare per immortalare il momento di gioia.

 

Che cosa significa saltare per te?

Vuol dire staccare i piedi da terra, saltare verso l’alto e avvicinarmi al cielo. È un gesto liberatorio che mi fa dimenticare i problemi e rende lo spirito più leggero. Salto per esprimere la felicità di aver raggiunto posti lontani e incontrato nuove culture.

 

Come scegli i posti dove saltare?

Cerchiamo di ritrarre i luoghi più suggestivi dei Paesi che visitiamo. Dalla Cupola della Roccia nella Spianata delle Moschee di Gerusalemme alla Cattedrale di San Pietro in Vaticano. Dal tempio di Jokhang a Lhasa, in Tibet, alla piana di Bagan in Myanmar. Dal deserto dell’Oman alla natura lussureggiante del Laos.

 

Quando il salto è perfetto?

Quando riesco ad essere plastico, bello in lato, con gambe e braccia in pieno dinamismo. Mi piace poi che si riesca a far vedere l’ombra proiettata a terra, così gli amici sono convinti che non l’abbia fatto con Photoshop.

 

Qual è stato il più difficile e perché?

Ce ne sono stati alcuni più complicati di altri… Quello nel Mar Rosso a 20 metri di profondità. A Favignana sul ciglio di uno faraglione altissimo e a Doha, in Qatar, su un muro molto stretto.

 

Qual è stato il momento più divertente e perché?

Nella piazza di Isfahan, in Iran, e sull’isola di Naoshima in Giappone. Alcuni ragazzi si sono incuriositi e nonostante la difficoltà della lingua si sono messi a saltare con noi.